- 4 capesante
- 3 noci di burro non salato
- 12 porcini puliti e tagliati
- 1 cucchiaio di brandy
- 1 baccello di vaniglia o 1/2 cucchiaino di vaniglia in polvere
- 125 ml di panna da cucina
- sale e pepe qb
- sale di Maldon

Non so perchè, ma quando penso a qualcosa che mi rende felice, quel "qualcosa" è quasi sempre associato alla mia infanzia... Non che la mia vita dapprima da adolescente, poi da giovane ed infine da "adulta"(a 25 anni non saprei ancora come definirmi...) mi abbia riservato dei momenti tristi e cupi, anzi. Ma cio' nonostante se chiudo gli occhi e richiamo alla memoria momenti felici come minimo l'80% dei ricordi che mi si ripropongono di default sono ricollocabili durante i miei primi anni di vita...e i miei primi anni di vita come figlia unica di genitori anch'essi figli unici li ho passati amorevolmente curata (leggi: viziata) dalla nonna materna, donna straordinaria capace di affetto incondizionato e inesauribile.
Se chiudo gli occhi e ripenso ai quei momenti mi balza subito agli occhi il candore quasi innaturale di un piatto che la nonna era solita prepararmi: riso e latte. Nonostante non fossi un'amante del latte in sè (nei miei geni la preferenza per il thè era già ben marcata), il riso e latte era un piatto che adoravo mangiare, specie nelle fredde giornate invernali quando il grigiore fuori dalla finestra rendeva una bambina iperattiva come me depressa e repressa come un animale in gabbia. E ciò che me lo faceva amare ancora di più era il piacere sottile che derivava dal fatto che nessuna delle mie amichette aveva una nonna o chi per essa che preparasse loro un piatto simile: anzi strabuzzavano incredule gli occhi e alcune torcevano il naso quando raccontavo loro di questo risotto salato fatto con un ingrediente comunemente associato al rito della colazione.
Con il passare del tempo e con la crescita della mostriciattola che ormai aveva sempre meno bisogno di un apporto così vigoroso di calcio, il piatto è letteralmente caduto in disuso e la nonna non lo riproponeva più se non nei rari momenti in cui la nipotina ritornava a sentirsi un animale in gabbia nelle fredde giornate invernali...e tutto ciò con mio grande cruccio, visto che da quando nonna non c'è piu', non sono piu' riuscita a reperire le proporzioni giuste di latte e riso che contraddistinguevano la cremosità del suo riso.
Non si potrebbe proprio definirlo un comfort food, categoria che io associo soprattutto ai dolci, ma personalmente lo considero un "concentrato di amore incondizionato". Di sicuro è un di quei piatti che non riproporrei mai ad una cena, ma sono sicura che sarei capace di rifarlo e rifarlo per i miei cari nei giorni in cui le mie dimostrazioni di affetto languono...
Un piatto di riso e latte come dichiarazione di amore? Non ci avevo mai pensato, ma perchè no?
Non ce l'ho fatta a resistere più di un giorno...vedere lì il forno inerme dopo che aveva tirato le cuoia (a proposito ringrazio tutte per le condoglianze a me prevenute...;-)))mi spezzava il cuore. Allora in men che non si dica l'intera family si è mossa in direzione di un negozio di elettrodomestici, tutti in processione verso il Sacro Graal...Vabbè, dai, ora non esageriamo: si trattava pur sempre di un elettrodomestico, indispensabile, irrinunciabile, ma pur sempre un elettrodomestico!
Complice una seratina dall'aria frizzantina, si è proceduto al collaudo del suddetto: ovvero la prima girata di manopola, la prima puntata del termostato e il primo caricamento del cronometro. E poi un'oretta di funzionamento a vuoto per ripulirlo dagli odori di fabbrica, mica potevo rischiare che la mia torta si impregnasse di odori malsani!!!
Beh, per questa inaugurazione ho deciso di omaggiare una persona che ammiro tanto...è strano come tra persone che non si sono mai incontrate veramente possa nascere un sentimento tanto vero...sto parlando di Camomilla aka Sara di Fiordifrolla, che è stata la prima foodblogger da me contattata per avere delucidazioni e consigli sul mondo dei blog...E devo ammettere che la modestia e la dolcezza che trasparivano dalla sua risposta erano proprio la conferma di quello che io immaginavo e fantasticavo di lei.
E' proprio vero che attraverso le parole e le immagini di un blog ci si costruisce un mondo immaginario, parallelo che nella maggior parte dei casi però corrisponde alla realtà...e io, che proprio non brillo per perspicacia e che nella mia ingenuità non so riconoscere un imbroglione neanche se me la fa sotto il naso, devo dire grazie al mondo dei foodbloggers che mi ha fatto incontrare (alcune solo virtualmente) persone "vere" e genuine...
Quindi Sara, questa è dedicata a te proprio perchè è la "rivisitazione" / scopiazzatura di una tua ricetta e al contempo un elogio alla tua genuinità (e bravura) che ti ha permesso di pubblicarla sul numero di luglio di "A Tavola"...ormai una lettura irrinunciabile visto che anche Babs e Ale Guerani hanno iniziato la loro fantastica avventura con questa rivista!!!
La ricetta che ti ho copiato, cara Camomilla, è la tua torta rovesciata di albicocche...io pero' ho voluto sostituire le albicocche, già utilizzate nel post precedente, con le pesche tabacchiere (chiamate anche saturnine) dell'Etna, presidio slow food, perchè secondo me ti somigliano tanto: intriganti, speciali e taaaaanto dolci!
Ps: tra l'altro ho visto ultimamente che queste delizie non hanno conquistato solo me (ad esempio ne parlano qui, e oggi, caso vuole, anche qui):
TORTE ALLE ALBIC...OPS ALLE PESCHE TABACCHIERE DI FIORDIFROLLA (ricetta tratta dal n° di luglio di "A Tavola", p.18)
Tagliate a metà le alb...e ridacci con 'ste albicocche...le pesche in senso orizzontale e snocciolatele e spellatele. Fate fondere 150 gr di zucchero di canna e 60 gr di burro a fiamma bassa fino ad ottenere un caramello. Versate il caramello in uno stampo a cerniera di 24 cm di diametro, ben imburrato e adagiatevi sopra le albicocche con la parte tagliata rivolta verso il basso.
Lavorate a crema con la frusta il burro ammorbidito e lo zucchero di canna rimasti aggiungendo un uovo alla volta. Sbattete per qualche minuto poi aggiungete i semini di vaniglia e la farina e il lievito setacciati con un pizzico di sale. Incorporate infine la panna.
Versate con delicatezza il composto nello stampo, livellandolo e stando attenti a ricoprire bene tutte le pesche. Fate cuocere a forno già caldo a 170° per circa 40-45 minuti controllando con uno stecchino. Lasciate raffreddare il dolce prima di capovolgerlo su un piatto da portata.
Prima o poi doveva capitare...non potevo contare su di lui per tutta la vita..molti già me lo dicevano "Cambialo finchè sei in tempo!"...e io no, ero troppo legata a lui da ricordi indimenticabili e in più tutte le volte che avevo bisogno di lui, lui c'era e non mi aveva mai deluso...
Ma purtroppo doveva capitare: il forno si è rotto!!!!!!
Io lo leggo come una punizione divina: non appena la mano sfiora la manopola del forno, trac, la corrente salta e siamo catapultati di botto nella fase pre-elettricità. La famiglia brancola nel buio, inciampa sul cane e prende in pieno ripetutamente spigoli e antine lasciate malauguratamente aperte: nella ricerca del cassetto dove teniamo le candele e i fiammiferi (abbiamo anche una pila, ovvio, ma vai a sapere dove è finita!) i membri della family si schiantano l'uno contro l'altro manco fossimo sugli autoscontri ai baracconi...
Piu' che punizione tutto il misfatto potrebbe essere letto come slancio di bontà divino, atto a salvaguardare la vita di noi sciagurati spinti da un malcelato tentativo di suicidio...d'altronde se questi umani non la capiscono da soli che usare il forno quando fuori ci sono 40°C all'ombra, beh, qualcuno dovrà pur intervenire in qualche modo, o no??
E caso vuole che proprio nel giorno in cui il forno ci ha abbandonato miseramente il papy ci abbia fatto notare quanto fossero troppo mature le albicocche in frigo...insomma, immangiabili a meno di non farne una purea...detto fatto: crostata di albicocche andata in fumo, la sottoscritta ha deviato per un dolce freddo che non richiedesse l'utilizzo del defunto elettrodomestico (ma va?)
E allora albicocche in poltiglia e cocco rapè assoldati per la creazione di un dolce da frigo (almeno tu, non ci abbandonare pliiiiiiz!!) Il primo problema che si è posto pero' è: che nome dare alla creazione? Non è una mousse, non è una bavarese, nemmeno un parfait o un biancomangiare, nè tantomeno un semifreddo...Beh, tanto per tagliar la testa al toro lo battezzero': Budino alle albicocche e cocco. Così sia, amen!