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domenica 12 febbraio 2012

POLLO AL CURRY



Questa è la mia versione di pollo al curry, intendiamoci.

Una versione super veloce aggiustata ad hoc per riflettere i miei gusti personali. Le vaghe reminiscenze di spezzatino hanno coccolato il mio stomaco infreddolito da questi giorni di temperature polari.
Il curry è una miscela di origine indiana di spezie diverse, in qualche modo assimilabile al "masala" indiano.
Siccome azzeccare quali siano queste spezie dell'"original curry" è più o meno come giocare al lotto, io mi affido alla mia fida miscela spacciata per "curry", con curcuma, coriandolo, cardamomo, anice, garofano, finocchio, peperoncino, comprata qualche tempo fa ad una bancarella di un mercatino enogastronomico.

Una miscela colore giallo senape caratterizzata da un intensissimo profumo.


POLLO AL CURRY

Ingredienti (x 4 persone):
  • 1 petto di pollo 
  • mezza cipolla
  • 1 carota
  • curry
  • 1 confezione di yogurt greco
  • riso basmati
  • brodo vegetale q.b.
  • olio evo
  • sale
Procedimento:


1) Preparate il brodo vegetale (con dado o con le verdure).

2) Tagliate il petto di pollo a bocconcini.

3) Tagliate finemente carota e cipolla e fatele rosolare in una wok con l'olio.

4) Aggiungete il pollo a bocconcini e fate rosolare, salando e aggiungendo il curry. Siate molto generosi, non risparmiatevi. Continuate la cottura del pollo (ci vorranno 20 minuti, non di più altrimenti rischiate che il pollo diventi stopposo), aggiungendo un mestolo di brodo alla volta.

5) Nel frattempo preparate il riso basmati. Ci sono tanti modi per cuocerlo, io però lo preparo bollito. Prima di buttarlo in abbondante acqua salata bollente, sciacquatelo più volte sotto l'acqua corrente per togliere l'amido in eccesso.

6) Quando la carne è cotta, togliete la wok dal fuoco e amalgamate tutto con lo yogurt greco, precedentemente tolto dal frigo e lavorato per renderlo cremoso.

7) Servite i bocconcini di pollo con una porzione di riso basmati.

domenica 6 novembre 2011

CASSOEULA


Ogni famiglia ha i suoi riti. 


A casa mia il 1° di novembre si mangia la Casseoula, cascasse il mondo.


Per chi non la conoscesse, la Casseoula (si pronuncia /kaˈzːøla/, se non ci riuscite al primo colpo non vi preoccupate, ne ho sentite di tutti i colori ahahah) è un piatto invernale della tradizione contadina milanese, o in senso lato lombarda.
Tanto per intenderci si tratta di una sorta di stufato di verze con carne di maiale, di cui si usano quasi tutte le parti: oltre a quelle "canoniche" si usano anche cotenna, musino, piedini, codino e orecchiette del povero suino.
Detta così sembra un piatto un po' macabro, o per lo meno pesantuccio.
In effetti non è una di quelle cose che si possono mangiare ad agosto sotto l'ombrellone, ma bisogna ammettere che è un degno sostituto di un caldo e avvolgente spezzatino, che ti coccola lo stomaco quando fuori dalla finestra il cielo è grigio e spento.


Si dice che probabilmente il piatto fosse preparato a conclusione del periodo della macellazione del maiale, verso la festa di Sant'Antonio il 17 gennaio, e che l'utilizzo degli scarti fosse un lusso concesso ai poveri contadini che potevano così insaporire la verza stufata, elemento basilare della cucina contadina nel periodo invernale.


Vi parlavo appunto di riti famigliari. A casa mia la casseoula in effetti non è un piatto destinato solo al 1° di novembre: chi mi conosce sa che la mia nonnina (è proprio lei) che vive con noi da sempre ha via libera alla mia cucina ogni mercoledi sera per prepararci a rotazione i piatti della tradizione milanese: casseoula, trippa, peperonata.
La nonnina ci va giù leggera diciamo.
Ma è tanto contenta quando vede che noi ci mangiamo tutto, che è un peccato interrompere questo rito adducendo a problemi di digestione o al colesterolo galoppante. Non capirebbe e lo prenderebbe come un'offesa personale.
D'altronde lei è campata 80 anni mangiando in questo modo, e io ci credo quando ci dice che la casseoula "l'ha mai masà nisun" (traduco: non ha mai ammazzato nessuno)...
E noi non possiamo che apprezzare questo rito e sopportare il fatto che per almeno 2 giorni andremo in giro per casa con gli abiti che "profumano" di verza, eheh.


E voi, qual è il piatto rituale a casa vostra?


Ora vi lascio con la ricetta dettatami passo passo (in dialetto, ovviamente) dalla nonna. E siccome temo il confronto, devo ammettere che non l'ho mai preparata finora, perciò la meraviglia che vedete in foto è ancora una volta opera sua!


CASSOEULA

Ingredienti (per 6 persone, abbondante):
  • 1 fetta di pancetta tesa alta 5 mm
  • 1/2 bicchiere di olio
  • 1 cipolla
  • 18 costine
  • qualche pezzo di cotenna di maiale
  • Opzionale: salsiccette, musetto, piedino o codino di maiale a pezzi
  • 100 ml di salsa di pomodoro
  • 1/2 bicchiere di vino rosso per sfumare
  • 1 gamba di sedano
  • 1 o 2 verze
  • acqua qb
  • sale qb
Procedimento:

1. Tagliate la cipolla finemente e fatela soffriggere nell'olio (non cercate di renderlo un piatto dietetico, quindi non cercate di risparmiare sull'olio!!) in una casseruola capiente.


2. Fate rosolare la carne e sfumate con mezzo bicchiere di vino rosso. Aggiungete la salsa di pomodoro e salate.


3. Tagliate il sedano grossolanamente e buttatelo insieme alla carne. Versate due mestoli di acqua e fate cuocere a fuoco basso per 1 ora con il coperchio. Mescolate continuamente perchè man mano che l'acqua evapora la carne rischia di attaccarsi al fondo della pentola. Una volta che l'acqua è evaporata e la carne è cotta, togliete i pezzi di carne dalla pentola e occupatevi della verza.


4. Togliete la nervatura centrale delle foglie delle verze e tagliatele a listarelle. Se le verze sono troppo dure fatele bollire preventivamente.
Buttate le verze nella casseruola e fatele stufare nel condimento. Salate e lasciatele cuocere per almeno 2 ore.


5.Ributatte ancora dentro la carne per farla insaporire almeno un quarto d'ora insieme alle verze.


6. Servite la cassoeula bollente con polenta.

domenica 17 ottobre 2010

LA CINA E' VICINA: POLLO ALLE MANDORLE


Se c'è una cosa che mi contraddistingue da sempre è la curiosità, che, badate bene, non ha niente a che fare con l'impiccionaggine: il curioso cerca all'esterno cio' che lo potrebbe arricchire, l'impiccione cerca all'esterno ciò che potrebbe colmare il proprio vuoto interiore.

Io, thank God, non ho nessun vuoto da riempire, bensì una grande sete di conoscenza. E tanta voglia di rischiare.

Tutti lo dicono: una vita sola non basta. E con tutte le cose che vorrei fare, luoghi che vorrei visitare, persone che vorrei rincontrare, sapori che vorrei assaggiare me ne servirebbero almeno 7 come i gatti. Nemmeno credere alla possibilità dell'esistenza della reincarnazione mi dà pace...e se rinasco lombrico???

Stupidate a parte, per il momento mi accontento di essere il più open-minded possibile e di fare mie tutte esperienze (enogastronomiche in primis) che incontro sulla mia strada. Come la scoperta di cucine diverse dalla mia: l'ideale sarebbe apprendere le tecniche e i segreti da chi certi piatti ce li ha nel sangue, tramandati da generazioni e generazioni. Non so perchè, ma per me seguire pedissequamente una ricetta originale significa conferire al piatto un valore aggiunto.

Però questo apprendere di prima mano è un lusso, lo ammetto. Io ho avuto per esempio la fortuna di apprendere delle ricette di tapas spagnole direttamente da Alicia di Erborina in cucina, ho avuto dritte sulla cucina austriaca durante il mio periodo Erasmus ad Innsbruck, mi sono stati svelati i segreti di alcuni piatti maltesi grazie alla mamma di un'amica di La Valletta...ma nessun cinese sulla mia strada che mi aprisse gli occhi sulla sua cucina.

Nonostante ciò, mi sono sentita autorizzata a lanciarmi in maniera del tutto arbitraria nel mondo della cucina cinese, partendo ovviamente da un piatto di una semplicità disarmante, nella speranza che qualche cinese mi dia, prima o poi, delle lezioni in merito...E a Milano non mi sembra un'impresa impossibile, nella stessa Milano dove ormai è più facile trovare un pollo alle mandorle con tutti i crismi che un'originale cotoletta alla Milanese!!

POLLO ALLE MANDORLE

Ingredienti x 4 persone:
  • 1 petto di pollo di 500 gr circa
  • 100 gr di mandorle pelate (io ho usato quelle tostate e salate)
  • 1 cipolla
  • 3 cucchiai di salsa di soia
  • zenzero grattugiato
  • olio di semi
Procedimento:
Tagliate il petto di pollo a tocchetti piccoli.
In una padella wok* versate 3 cucchiai di olio e fate stufare la cipolla tritata finemente per un paio di minuti. Aggiungete anche lo zenzero grattugiato: se non trovate la radice potete usare anche quello in polvere, anche se il risultato, ahimé, sarà diverso!
Aggiungete ora il pollo e fate cuocere a fuoco vivo finchè non è ben cotto aggiungendo, a 5 minuti dalla fine, la salsa di soia e le mandorle intere tostate.

*E' una padella di forma semisferica, usata specialmente nella cucina cinese, che ha il pregio di mantenere a lungo il calore e di friggere usando una dose minore di olio.


giovedì 22 luglio 2010

SCOTTADITO DI AGNELLO AL PROFUMO DI ARANCIA E ROSMARINO



Come ogni uomo con la U maiuscola che si rispetti, mio papà è il re della griglia...Si vede proprio che si diverte come un bambino, gironzolando per il giardino pinza nella mano destra e rametto di rosmarino nell'altra, sudato e allo stesso tempo affumicato!

Chissà perchè il forno e i fornelli sono per antonomasia il regno delle massaie donne, mentre la griglia del BBQ è il territorio incontrastato e inavvicinabile dei signori maschietti...E' una legge tacita che pero' di solito viene riconfermata ogni qualvolta, durante i weekend estivi soprattutto, si ha voglia di un pasto altamente conviviale e abbastanza informale (chi di voi mangia costine e similia con le posate non ha capito nulla del BBQ!!!)

Talvolta ho come l'impressione che la cottura al barbecue sia depositaria di segreti che vengono tramandati esclusivamente da padre in figlio maschio come retaggio di un mondo prettamente maschilista...oppure, se vogliamo dare un'interpretazione più bonaria, possiamo dire che i maschietti per galanteria hanno ritenuto che la fatica nel seguire una griglia arroventata non sia cosa proprio da signorine...

Qualunque sia la ragione una cosa è certa (per lo meno a casa mia): guai a chi osa valicare l'invisibile filo spinato che circonda e difende il barbecue da invasioni femminili, pena una costina o una salamella in meno per il trasgressore...

Forse perchè sono la figlia preferita (ma forse perchè sono anche l'unica???), fatto sta che qualche segretuccio mio papà me l'ha svelato e ora mi ritrovo qui a spifferarlo ai quattro venti, anche se, tutto sommato, sono trucchi non troppo innovativi.

Come avete visto dal titolo della ricetta, la carne che abbiamo cucinato è l'agnello.
Lo scopo numero uno del re del BBQ in questo caso è quello di ottenere una costoletta ben croccante all'esterno con un cuore morbido (ma non crudo, si intende). La cottura deve essere perciò rapida (anche visto le dimensioni degli scottadito) e ad altissima temperatura.
Innanzitutto il nemico numero uno da evitare per non avere carni carbonizzate e asciutte è l'esposizione alla fiamma viva. La carbonella non deve essere troppo incandescente (e nemmeno troppo fredda, altrimenti nella cottura lunga i grassi si asciugano troppo), bensì deve esserci un'accenno di strato di cenere bianca sulla superficie: quello è proprio il momento giusto per mettere la carne sul fuoco!

Il secondo trucchetto è la marinatura. Il rito di immergere la carne in una soluzione composta da un liquido acido (in questo caso succo di arancia), un olio o un grasso, sale, zucchero, erbe aromatiche, odori e spezie serve a rendere la carne molto tenera. In più il sale servirà a far penetrare nella carne gli aromi della marinatura e a far fuoriuscire i suoi umori interni. Lo zucchero, invece, che talvolta è facoltativo, crea in cottura quella deliziosa crosticina caramellata che rende la carne, semmai fosse possibile, ancora più gustosa. Un altro trucco per ottenere la crosticina è quella di togliere le costolette dal frigo proprio un momento prima di metterle sulla griglia rovente, così lo shock termico creerà una superficie croccante.
In questo caso specifico, l'utilizzo del succo di arancia e del rosmarino (un abbinamento da provare!!) serve anche a togliere quel tipico odore di carne di agnello che talvolta potrebbe dare fastidio ai commensali.

Durante la cottura mio papà spennella la carne con l'olio utilizzando un rametto di rosmarino come pennellino senza esagerare e tenendo in considerazione la marezzatura della nostra la carne. In piu' oltre ad ammorbidire e a condire la carne l'olio caldo contribuisce a mantenere calda la costoletta, che ovviamente va mangiata quasi rovente!
Io l'ho accompagnata da delle patate novelle bollite (la variante al forno con il rosmarino è anche meglio!!!) e con del burro aromatizzato al prezzemolo, che si scioglie a contatto con il calore emanato dalle costolette.

Da mangiare esclusivamente con le mani!!!!

Ingredienti x 4 persone:
  • 8 scottadito di agnello
  • succo di un'arancia
  • rosmarino
  • olio
  • sale
  • una presa di zucchero
Contorno:
  • 500 gr di patate novelle bollite in acqua salata
  • 75 gr di burro
  • 1 mazzetto di prezzemolo



Con questa ricetta partecipo al contest di Genny di Al cibo commestibile in collaborazione con Weber.


lunedì 7 giugno 2010

IL PANINO ITALICO


Ok, i mondiali sono alle porte. E io come ogni volta mi ricorderò che anche l'Italia sta partecipando al torneo solo nel momento in cui la nostra nazionale riesce -si spera- ad arrivare ai quarti...Solo allora infatti scatta la voglia di seguire le partite, di ascoltare le formazioni e rivedere i goal della giornata.. Sì lo so, è un atteggiamento un po' opportunista, ma in primis sono una donna quindi mi manca il gene "calcio al primo posto, ovunque e comunque" e in secundis trovo la prima fase del torneo veramente noiosa.
Quest'anno però non so se andrà anche peggio di così: la mia pancia di interista è calcisticamente parlando già bella piena e non sono quindi in cerca di altre soddisfazioni che arrivino dal Sudafrica.
Però il contest di La Cucina di qb "Il Panino con la coppa" ha evocato in me ricordi infantili di serate passate con gli zii a vedere le partite della nazionale rigorosamente seduti intorno al tavolo (guai a cambiare posto, la scaramanzia non è mai troppa) con l'immancabile panino e salame e bicchiere di vino rosso (io solo spuma...)
Allo stesso modo il contest mi ha fatto riflettere sul clichè che vuole l'Italia unita solo in occasione dei mondiali di calcio, luogo comune in cui intravedo, ahimè, un barlume di verità. Grazie a Dio il calcio non è l'unico collante di un paese che riscopre il patriottismo ogni quattro anni: sono sempre più convinta che sia la ricchezza enogastronomica, che da nord a sud, da est a ovest, ci regala delle chicche che tutto il mondo ci invidia (e ci copia) a darci un'identità di popolo.
Ecco perchè per questo contest ho fatto un bel lavoro di ricerca e sono arrivata a creare un panino che, per quanto sia di semplice realizzazione, è l'emblema della qualità dei nostri prodotti.
Solo 2 precisazioni: 1) Perchè ho scelto il tradizionale panino e non i modaioli finger food?? Perchè, come tutti ben sappiamo, l'italiano medio è talmente immerso nella sua fase catatonica durante la partita che non ha minimamente voglia di distrarsi e distogliere lo sguardo dallo schermo per arraffare un finger food: azzanna con ingordigia qualsiasi cosa gli si piazza in mano all'inizio della partita, curandosi ben poco se sia o meno commestibile.
2) Perchè la carne? Perchè è la degna compare dell'elemento che per eccellenza diventa l'appendice della mano del suddetto italiano medio: la birra. Che a mio modo di vedere, rappresenta la socialità e la democraticità per eccellenza, in un momento in cui si moltiplicano i wine bar e si sorseggia parsimoniosamente un calice riempito per 1/3 da preziosissssimo vino...

Beh, ora vi lascio la lista della spesa: ovvio che può diventare una valida scusa per farsi un bel giretto lungo tutto lo stivale...Bisognerà pure sfamare i nostri catatonici, no?
Ps: Ah, qualcuno si è anche accorto dalla foto che ho ricreato il tricolore???

PANINO ITALICO
Ingredienti:

Pestate in un mortaio i pistacchi di Bronte spelati con abbondante olio di oliva pugliese. Tagliate a metà il panino di patate leggermente scaldato e spalmate sulla fetta uno strato di pesto di pistacchi. Adagiate sopra scaglie di ricotta salata e ponete in cima il carpaccio di carne Fassona condito con un filo di olio e una macinata leggera di pepe nero. Richiudete il panino e datelo in pasto ai catatonici davanti alla TV, accompagnandolo con una bella birra fresca...italiana, mi raccomando!

Con questo panino partecipo al contest di La Cucina di qb "Panino con la coppa"

Il panino con la coppa
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